La Processione del Venerdì Santo a Viterbo e le sue confraternite: il rito e la storia.

La Via Crucis. La processione del Venerdì Santo a Viterbo

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La Via Crucis

La via Crucis, come la intendiamo comunemente, risale al Medio Evo inoltrato. Furono san Bernardo di Chiaravalle, san Francesco d’Assisi e san Bonaventura di Bagnoregio con la devozione affettuosa e coinvolgente verso il mistero della Passione che diventerà poi il pio esercizio.

Infatti, la Via Crucis, nella sua forma attuale, composta da quattordici stazioni disposte nello stesso ordine, appare in spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani.  Dalla Spagna venne prima fatta conoscere in Sardegna, poi nella penisola italiana. Si deve senza dubbio all’opera di un altro francescano san Leonardo da Porto Maurizio, se la via Crucis ebbe una rapida diffusione in tutte le chiese dell’Ordine serafico. Il Santo ottenne poi da Clemente XII l’autorizzazione a diffonderla nelle altre chiese. Il Pontefice stabilì, con il breve Exponi nobis del 1781, che tutte le chiese venissero dotate di una Via Crucis

San Leonardo eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali la più famosa è quella del Colosseo, collocata su richiesta di benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo dell’anno Santo. Fino all’Unità d’Italia, al Colosseo si concludeva la solenne Via Crucis che percorreva la Via Sacra. Solo nel 1926, la croce tornò al Colosseo, non al centro ma su un lato.

Si dovette attendere il 1959 per riportare l’esercizio della Via crucis nell’anfiteatro. Fu, infatti, Giovanni XXIII a presiedere il rito, ma solo per quell’anno. La tradizione venne ripresa da Paolo VI nel 1965 dando inizio alla presenza del Papa la sera del Venerdì Santo al Colosseo. (Nicola Gori)

La processione del Venerdì Santo a Viterbo

A Viterbo per la liturgia della Settimana Santa, fino alla metà del XX secolo, si fa riferimento al Memoriale rituum di Benedetto XIII del 1724: che stabiliva che nelle chiese parrocchiali minori si celebrassero le funzioni della Settimana Santa con il rito speciale ridotto.

I vescovi di Viterbo ribadiscono queste disposizioni ancora nei sinodi del primo Novecento ed aggiungono anche una serie di regole da seguire nelle funzioni, che si rifanno alla riforma dell’ Ordo Hebdomadae Sanctae instauratur di Pio XII approvato il 19 luglio 1956, oltre che al Decreto maxima redemptionem nostrae mysteria del 16 novembre 1955, all’ Instructio della stessa data, alle Ordinationes et declarationes dell’11 novembre 1957, alle Norme Cei del 27 novembre 1965 e del 4 marzo 1967.

Per quanto concerne la paraliturgia della “Processione del Cristo Morto”, si esprime in merito il Vescovo Luigi Boccadoro, nel 1985. Il vescovo segnala che per quanto riguarda il diffondersi in Diocesi delle sacre rappresentazioni in costume, non vanno soppresse, ma vanno affidate ai laici, e che dovranno svolgersi in luoghi e tempi diversi dall’azione liturgica della Via Crucis popolare.

Nella città di Viterbo dal 2012, si riprende con regolarità,  la rievocazione della “Processione del Cristo Morto” che, accompagnata dalle nuove confraternite, parte alle 21 dalla chiesa di S. Maria Nuova e giunge davanti alla Cattedrale dove, dopo la benedizione del Vescovo, una voce narrante legge i passi del Vangelo e da inizio alla rievocazione della crocefissione coi soldati romani che scortano Gesù verso la croce.

Di seguito è riportata la pianta del centro storico di Viterbo dove è segnato il percorso della processione del venerdì santo. Per navigare la mappa clicca sul numero che individua la chiesa che ti interessa, usa dettaglio per accedere alla scheda della chiesa scelta.

Le Chiese lungo il percorso della processione