Percorso di fede

Sant'Apollinare, patrono dell'Emilia Romagna: l'iconografia, le opere, il culto

Sant'Apollinare: il buon pastore

Questa tempera su muro, presente nell'abside della Chiesa di Sant'Apollinare (Diocesi di Vicenza), è un'opera del pittore Giuseppe Resi ed è una evidente citazione dello splendido mosaico absidale della Basilica di Sant'Apollinare in Classe (Archidiocesi di Ravenna-Cervia).

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Sant'Apollinare: il buon pastore

Questo bassorilievo che raffigura Sant'Apollinare orante tra il gregge dei fedeli è parte di una serie di cinque sculture, realizzate tra il 1930 e il 1940 per la facciata della Chiesa dedicata a Sant'Apollinare (Diocesi di Ferrara). Anche questa iconografia, al pari della pittura absidale del Resi, è una evidente citazione del mosaico absidale della Basilica di Sant'Apollinare in Classe, edificio che custodisce, dal VI secolo, la sepoltura del protovescovo. Il mosaico bizantino della basilica classense presenta Sant'Apollinare al centro dell'abside nella classica posa dell'orante con le braccia alzate e le mani rivolte al cielo. Il Santo è vestito con gli abiti solenni della liturgia: ha una casula preziosa su cui sono raffigurate innumerevoli api d'oro segno della sua eloquenza; inoltre porta il pallio segno della sua missione di Pastore in cerca della pecorella smarrita. Accanto al lui sono dodici pecorelle, sei per parte, che possono rappresentare - secondo le parole di Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna nel V secolo - la chiesa di Ravenna. Il Sermone 128, pronunciato dal Crisologo in memoria del protovescovo nel giorno memoriale del suo martirio, ricorda il Santo vescovo con queste parole: "Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge, e non è mai separato nello spirito colui che nel corpo per un certo tempo ci ha preceduti. Ci ha preceduti, dico, con l'apparenza esteriore, del resto la stessa dimora del suo corpo riposa tra noi".

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Sant'Apollinare: l'orante

Anche questa vetrata richiama alla mente il mosaico absidale di Sant'Apollinare in Classe. E' significativo che questa immagine sia stata realizzata per la cappella del Seminario Arcivescovile di Ravenna: i seminaristi, raccolti in preghiera, hanno davanti a loro come esempio luminoso, la figura di Apollinare.

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Sant'Apollinare: l'orante

Questa statua è stata realizzata per la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Portomaggiore. Anche per questa iconografia è evidente come l'artista, lo scultore Giuseppe Mazzoli, si sia ispirato al mosaico classense, reinterpretandolo tuttavia in chiave contemporanea.

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Sant'Apollinare: il vescovo

Questo quadro è conservato all'interno dell'Episcopio di Ravenna e raffigura il Santo patrono. E' una bella immagine del protovescovo, ignota al grande pubblico. Grazie a alla Catalogazione dei Beni Culturali Ecclesiastici è possibile entrare in contatto con opere inedite e poco note. Sant'Apollinare è raffigurato con tutte le insegne episcopali: la mitria, il pallio, le chiroteche, l'anello e il pastorale. Parte di queste insegne episcopali sono ricordate dagli inventari dei monaci Camaldolesi: l'anello, il pastorale, la mitra, le chiroteche sono spesso ricordate come reliquie custodite per secoli dai monaci. I monaci camaldolesi sono stati i custodi della Basilica classense e della tomba venerata del protovescovo dalla prima metà del XIII secolo sino alle soppressioni napoleoniche.

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San Pietro invia a Ravenna S. Apollinare

All'interno della cattedrale di Ravenna vi sono diversi riferimenti alla figura di Sant'Apollinare. Uno degli altari settecenteschi delle navate laterali ha come pala d'altare questo quadro che raffigura San Pietro che invia in missione a Ravenna Sant'Apollinare.

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San Pietro invia a Ravenna S. Apollinare

Questa pala d'altare presenta il Santo protovescovo inginocchiato ai piedi di San Pietro, il quale benedice e consacra Apollinare e con la mano nella quale tiene strette le chiavi, gli indica la città di Ravenna. Nel cielo è presente la colomba dello Spirito Santo a testimonianza e conferma del progetto divino. Questa visione della missione del Santo vescovo trova ispirazione nel racconto della Passione di Sant'Apollinare, un antichissimo testo che illustra la vita, le opere e il martirio del Santo: "Nei giorni dell'imperatore Claudio venne nella città di Roma da Antiochia il beato Pietro e con lui vennero a Roma molti cristiani che lo assistevano. Subito recandosi alla sinagoga degli Ebrei Pietro diede loro notizia di essere anch'egli ebreo e di essere da loro venuto per amore fraterno. Parlando poi per molti giorni con i Giudei cominciava a parlare del nome di Gesù, che era veramente figlio di Dio e che ha salvato tutto il genere umano, spiegando a loro quali azioni e quanto grandi prodigi aveva compiuto in Gerusalemme secondo le parole dei profeti. Allora molti dei Giudei, facendo penitenza della propria ignoranza e ascoltando la predicazione di Pietro credevano in Gesù. E non solo Giudei, ma anche Romani, accogliendo la parola, provarono gioia, perché Dio aveva visitato il genere umano mandando suo Figlio a rinnovare il mondo, e credendo in Gesù ricevevano il battesimo. Dopo molto tempo il beato Pietro disse al suo discepolo Apollinare: "Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C'è la un popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura. Infatti tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la vita ai morti e porse la medicina agli ammalati". E dopo molte parole il beato apostolo Pietro, pronunciando una preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: "Il Signore nostro Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti conceda quanto avrai chiesto". E baciandolo lo congedò".

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San Pietro invia a Ravenna S. Apollinare

Questa pala d'altare, dipinta nel 1737 dal pittore bolognese Ercole Graziani, riprende il tema dell'invio a Ravenna di Apollinare da parte dell'Apostolo Pietro. Il quadro si trova nella cattedrale di Bologna ed è un segno eloquente del culto tributato al Santo protovescovo in tutta la regione. L'opera fu commissionata dall'Arcivescovo Prospero Lambertini, vicino all'ordine Camaldolese e profondamente devoto a Sant'Apollinare. Il Lambertini, divenuto Papa nel 1740 con il nome di Benedetto XIV, chiese al Graziani di replicare la tela per poterla avere a Roma; oggi essa si trova esposta a Roma e costituisce la pala dell'altare maggiore (altare realizzato a spese dello stesso pontefice) della chiesa di Sant'Apollinare.

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Barbiani A. (1757), Dipinto S. Apollinare battezza il tribuno

Questo dipinto illustra uno dei momenti salienti della missione di Apollinare, ovvero il battesimo di coloro che, convertiti dal Santo, credono in Gesù Cristo. La particolarità di questo dipinto è la sua collocazione all'interno della chiesa ravennate di Sant'Eufemia, una chiesa di antica fondazione ricostruita in epoca moderna. Il quadro è posto sopra ad un pozzo che, stando alla tradizione, identifica il luogo in cui il Santo amministrò i primi battesimi all'interno della casa del tribuno che lo aveva accolto. Il testo della Passione illumina la scena e la riempie di significato: "Frattanto il santo Apollinare prese ad abitare in casa del tribuno dentro la città di Ravenna e ogni giorno venivano molti del popolo ed egli segretamente li istruiva dicendo: "Credete in Gesù, perché egli è il Dio del cielo e della terra". E credendo venivano battezzati. Molti nobili affidavano i loro figli al beato Apollinare perché da lui fossero istruiti nei sacri testi. Per coloro che già credevano in Cristo il beato Apollinare con i suoi discepoli celebrava messe e battesimi nella casa del tribuno".

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Sant'Apollinare predica Gesù Cristo e sconfigge il paganesimo

Questa pala d'altare, di notevoli dimensioni, si trova nell'abside settecentesca del Duomo di Ravenna ed è parte di un ciclo pittorico, dove ad assieme al santo protovescovo sono ricordati altri tre grandi santi vescovi della chiesa ravennate: Severo, Orso e Pietro Crisologo. Il dipinto mostra un momento preciso della vita del Santo ovvero quello in cui, entrato nel tempio di Apollo, ne distrugge il simulacro con la forza della preghiera. Questo episodio della vita del Santo è sempre tratto dal racconto che la Passione ci ha tramandato: "Dopo molto tempo, mentre i cristiani tenevano la messa nella casa suburbana del senatore Cireneo, accadde che all'improvviso scoppiasse in città una sedizione tra o pagani per il nome del beato Apollinare. Il popolo si scagliò su di lui e, colpendolo e ferendolo, lo portarono al foro legato; vedendolo, i pontefici del Campidoglio si indignarono e dicevano: "Non è degno costui di essere presentato al grande dio Giove, perché più volte lo ha schernito, ma sia condotto davanti al tempio di Apollo e li impari a conoscere la virtù degli dei immortali. Quando vi fu condotto, insieme col popolo lo seguirono molti nobili sia pagani che cristiani. Dicevano i pagani: "Vediamo se è ormai rinsavito quest'uomo!". Venuto al tempio e vista la statua di Apollo, il santo Apollinare disse ai presenti: "E' questa la divinità nella quale traete presagi?". Risposero: "Si: è lui il primo tra gli dei e il custode della città". Il santo Apollinare rispose: "Mai gli vada bene! Anzi, distrutto questo, sarà custode dei cristiani che vivono in questo luogo il nostro Signore Gesù Cristo che è veramente Dio". E, mentre pronunciava una preghiera, il simulacro andò demolito e il tempio del diavolo fu distrutto. I pagani allora, vedendo quello che era accaduto, gridavano dicendo: " Sia ucciso il vecchio empio, per opera del quale tutto è stato rovinato!". I cristiani invece rendevano grazie a Dio dicendo: "Veramente è Dio colui che opera tali cose per opera del nostro padre".

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Sant'Apollinare predica Gesù Cristo e sconfigge il paganesimo

La distruzione del simulacro di Apollo è ripresa, con un linguaggio più contemporaneo, in questo bassorilievo: dello stesso ciclo è l'immagine che raffigura Sant'Apollinare orante tra il gregge dei fedeli. L'opera, realizzata tra il 1930 e il 1940, si trova nella facciata della Chiesa dedicata a Sant'Apollinare (Diocesi di Ferrara).

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Il martirio di Sant'Apollinare

Questo dipinto murale, opera realizzata da Giuseppe Manzoni tra il 1900 e il 1901 per la chiesa parrocchiale di Sant'Apollinare vescovo e martire (Diocesi di Adria - Rovigo) fa parte di un ciclo che narra la vita del santo. Il racconto del martirio è sempre tratto dalla Passione: "Allora il giudice, infiammato da furore, lo affidò in custodia a un centurione, che era anche lui cristiano di nascosto, pensando a quali tormenti sottoporlo. Il centurione, accogliendolo nelle sue mani, lo condusse a Classe in casa sua. Dopo alcuni giorni il centurione disse al beato Apollinare: "Padre signore, non voler così subito abbandonarti alla morte, perché la tua vita è a noi necessaria. Ma esci di notte e recati nel quartiere dove abitano i malati fino a quando si plachi il furore del popolo". E verso mezzanotte lo lasciò libero. I pagani vennero a sapere il fatto e lo seguirono: fu preso non lontano dalla porta e fu colpito finchè fu lasciato creduto morto. Poi, prima che sorgesse il giorno, fu raccolto dai suoi discepoli e condotto nel quartiere dove stavano i lebbrosi. E li, giacendo fra i cristiani, sopravvisse sette giorni, esortando la sua chiesa e a non allontanarsi dalla fede in Cristo, annunziando a essi che molte erano le persecuzioni per il nome di Gesù Cristo, ma assicurando che dopo moltissime tempeste anche i governanti si sarebbero uniti alla fede in Cristo, che tutti i nomi dei demoni si sarebbero vanificati e che liberamente in tutto il mondo si sarebbero presentate offerte dai cristiani al Dio vivo. Se uno rimarrà perseverante nella fede in Cristo, vivrà di vera vita e non morrà. Terminati questi e molti altri discorsi, morì il beatissimo Apollinare, martire e vescovo, e fu sepolto fuori delle mura di Classe dai suoi discepoli in un'arca di sasso. Quest'arca fu posta sotto terra per timore dei pagani. Governò la sua chiesa per ventinove anni, un mese e quattro giorni. Il beatissimo Apollinare, sacerdote e martire di Cristo, fu martirizzato nella città di Ravenna sotto l'imperatore Vespasiano il 23 luglio, regnando nostro Signore Gesù Cristo, al quale è onore e gloria nei secoli dei secoli".

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Il culto di Sant'Apollinare

Questa statua processionale documenta il culto verso il santo martire.

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Lapide per i festeggiamenti di Sant'Apollinare

Questa iscrizione, posta nella cattedrale di Ravenna, ricorda una data importante per il culto di Sant'Apollinare. Nel 1874 si celebrò il diciottesimo centenario del martirio di Sant'Apollinare (allora si riteneva che Apollinare fosse stato martirizzato nell'anno 74, oggi pensiamo che la data vada identificata attorno al 180). In quell'occasione si fecero grandi celebrazioni e, come ricorda anche l'epigrafe, le reliquie del teschio e della mano destra di Sant'Apollinare furono traslate dalla basilica classense, al Duomo di Ravenna dove, ancora oggi, sono custodite.

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Reliquiario di Sant'Apollinare

Ampio è il tema che riguarda le reliquie del protovescovo ravennate. Numerossissime sono le attestazioni di reliquie presenti in varie chiese, sia in Italia che all'estero. Questo reliquiario a busto di Sant'Apollinare viene dalla chiesa di Sant'Andrea Apostolo nella Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni e mostra chiaramente il culto del santo vescovo ravennate non solo oltre i confini della Diocesi di Ravenna- Cervia, ma oltre la stessa regione Emilia-Romagna.

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Reliquiario di Sant'Apollinare

Questo secondo reliquiario appartiene ad un ambito ravennate ed è databile al XVII secolo. La reliquia conservata all'interno, come indica il cartiglio stesso, appartiene ad un dente del santo: Ex Dentib.S. Apollinaris Ep.M.Rav.

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