• Denominazione attribuita

    Fondo della Curia arcivescovile di Milano

  • Descrizione contenuto

    Nella descrizione del Fondo della Curia arcivescovile di Milano non siamo in grado di indicare con precisione né il momento della sua nascita né la sua struttura originaria perché del periodo precedente l'arrivo di San Carlo Borromeo in Diocesi di Milano siamo in possesso solo di poche e scarne notizie circa l'archivio della Curia arcivescovile di Milano. Ad ogni modo è plausibile ritenere che i vari officiali della Curia arcivescovile di Milano conservassero presso la propria dimora la documentazione prodotta nello svolgimento della propria attività. Arrivato in Diocesi di Milano San Carlo Borromeo emanò precise disposizioni circa l'ordinamento e la custodia dell'archivio della Curia arcivescovile di Milano stabilendo che la documentazione prodotta da ogni officiale nello svolgimento delle proprie attività fosse conservata presso la Curia arcivescovile di Milano, custodita dal cancelliere ed organizzata secondo il metodo delle chiavi. Tale metodo prevedeva che la documentazione prodotta da vari uffici fosse conservata in armadi distinti e che ciascun armadio fosse dotato di tre chiavi una delle quali tenuta dall’arcivescovo, una dal cancelliere ed una dall’officiale competente. Attraverso il metodo delle chiavi il Fondo della Curia arcivescovile di Milano nacque e venne organizzato a partire da differenti serie prodotte da differenti uffici. Nel 1609 in occasione del Concilio provinciale VII i locali adibiti all’archivio della Curia arcivescovile di Milano vennero utilizzati per ospitare due dei vescovi convenuti e quando i documenti vennero ricollocati non furono sistemati in modo corretto. Perciò nel 1644 il cardinal Cesare Monti nominò archivista il sacerdote Giovanni Battista Corno incaricandolo di riordinare tutta la documentazione prodotta dai vari uffici della Curia arcivescovile di Milano. Il Corno, dal 1644 alla sua morte, provvide alla sistemazione dei documenti dando vita a nuove serie secondo un proprio criterio - le scarne notizie che egli ha lasciato non ci permettono di stabilirne esattamente i termini - e, per una migliore conservazione, scelse di rilegarli a partire da vari volumi. Quasi un secolo più tardi, dal 1725 al 1753, l’archivista Francesco Sesino completò il lavoro del Corno redigendo numerosi indici. Durante l'episcopato del cardinale Pozzobonelli (1696-1783), le precedenti serie, divenute enormi, vennero chiamate archivi: Archivio Segreto (giurisdizione, prerogative e privilegi dell’Arcivescovo), Archivio delle Visite (molto vasto e complesso), Archivio della Mensa arcivescovile, Archivio Beneficiario o Notarile (ottenuto smembrando quello delle Visite, comprendeva i documenti provenienti dagli uffici dell’attuario generale, dal promotore dei legati e dall’avvocato generale), Archivio dei duplicati (iniziato nel 1770 per Legge sovrana). Dopo un ulteriore scompiglio causato dall’occupazione del palazzo arcivescovile di Milano nel 1848 da parte delle truppe austriache, la confusione in cui precipitarono i documenti fu enorme. Con coraggio e grande amore l’archivista Aristide Sala ideò un nuovo ordinamento ma non riuscì a portare a compimento il proprio lavoro che fu sommariamente ripreso da altri. Il nuovo ordinamento ideato dal Sala faceva riferimento al titolario che riportiamo di seguito. Sez. I Ufficio dell’Archivista; sez. II Atti del Foro Ecclesiastico; sez. III Atti della Cancelleria (ordinazioni, monache ed educande, confraternite); sez. IV Circolari ecclesiastiche e civili; sez. V Protocolli, repertori e registri dei diversi Uffici; sez. VI Atti sinodali e delle Congregazioni dei Vicari foranei; sez. VII Atti circa i Sacri riti, le Feste, l’Ufficio e la Canonizzazione dei Santi, le Reliquie ecc.; sez. VIII Disciplina Ecclesiastica; sez. IX Carteggio ufficiale degli Arcivescovi; sez. X Visite Pastorali e documenti aggiunti; sez. XI Seminari; sez. XII Ordini religiosi e Congregazioni; sez. XIII Ospedali, Collegi, Stabilimenti, Confraternite; sez. XIV Libreria; sez. XV Pergamene, diplomi, autografi; sez. XVI Varietà. Dopo la dispersione dei documenti dovuta ai bombardamenti del 1943, Ambrogio Palestra, dal 1955 su incarico dell’allora arcivescovo Montini, introdusse un nuovo titolario che – a suo dire – lasciando sussistere la suddivisione in sezioni voluta dal Sala risultasse più completa. Attualmente il Fondo della Curia arcivescovile di Milano è parzialmente ordinato a partire dal titolario introdotto dal Palestra.

  • Estremi cronologici

    1137/01/01 - 2012/07/11

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