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Cintolese (PT): il racconto dell'inaugurazione

Domenica 24 marzo è stata solennemente inaugurata la nuova Chiesa dedicata a San Massimiliano Kolbe

Una comunità generosissima, di "pietre vive", ha inaugurato domenica 24 marzo la nuova chiesa del Cintolese dedicata a san Massimiliano Kolbe. È stata una magnifica e intensa festa di comunità, dove tutto è stato preparato con cura meticolosa, dove ogni persona ha partecipato portando genuinamente il proprio contributo di tempo e di energie. Palpabili l'entusiasmo e la commozione dei tantissimi intervenuti, una gran folla di gente che non è riuscita ad entrare tutta nella grande costruzione appena sorta: circa un centinaio di persone ha dovuto seguire la celebrazione esternamente all'edificio. Presenti varie rappresentanze politiche della regione, della provincia e del territorio della Valdinievole. Insieme a loro le autorità militari, il rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio, l'architetto Rossi Prodi e il presidente della Cooperativa Sterratori e Muratori, che ha costruito l'edificio.
Dopo il rito della consegna delle chiavi, date dal vescovo di Pescia Roberto Filippini nelle mani di don Francesco Gaddini, parroco della nuova chiesa e grande regista di questo progetto che si è realizzato, l'enorme folla è potuta finalmente entrare nella nuova, grande chiesa.
Ogni passaggio del rito di consacrazione, durante la lunga celebrazione, è stato spiegato dal Vescovo all'assemblea, sottolineature che hanno permesso a tutti i presenti di sentirsi coinvolti nella sacralità dei vari momenti liturgici.
«Rallegrati Comunità di Cintolese - ha esordito mons. Filippini -, oggi sei piena di grazia! Rallegratevi don Francesco e don Sergio, per questo momento tanto atteso. Siate felici tutti, bambini, fanciulli e ragazzi, giovani, adulti e anziani per questo sogno che si realizza. Si rallegri chiunque ha preso parte a questa splendida impresa, gli artisti, gli architetti, gli ingegneri e tutte le maestranze, chi ha donato le sue idee, chi ha fatto delle offerte materiali, e chi ha regalato un po' del suo tempo, ma pure chi ha guardato con apprensione e ha pregato in cuor suo che tutto andasse a buon fine. Rallegrati anche tu Vescovo Giovanni (De Vivo n.d.r.) e sorridi dal cielo al tuo popolo in festa. Rallegriamoci tutti: Il Signore è con noi!».
Con felicità e commozione visibili il Vescovo ha voluto "aprire" agli occhi dei tantissimi presenti, le parti importanti di questa nuova chiesa dedicata a San Massimiliano Kolbe e nell'omelia ha affermato:«"Nulla è impossibile a Dio" grida l'angelo dello splendido ambone del Vangi e la Parola proclamata a tutta voce, si spande nell'aria come un polline di suoni, una nuvola di semi che fecondano e generano i credenti. Guardiamo allora al fonte battesimale: per una nuova vita è necessario immergersi nell'amore eterno del Padre, del Figlio e dello Spirito, e purificati dall'acqua e dallo Spirito, è necessario unirci a tutti i figli di Dio. L'altare però fra tutti i segni è certamente il più importante: deve essere al fuoco della attenzione di tutta l'assemblea. Attira i nostri sguardi e ci chiama a stringerci idealmente intorno; su quella mensa di marmo che qui è sostenuta dal tronco di un albero con molteplici rami, ripeteremo i gesti di Gesù nell'Ultima Cena. Su di esso celebreremo la santa Eucarestia, ai piedi della croce su cui l'artista ha scolpito un Gesù morto e risorto, un Gesù giovane, eternamente giovane, nella vecchiaia del mondo».
All'interno della nuova chiesa saranno collocate alcune reliquie di Sant'Allucio, Santa Gemma Galgani, Santa Maria Goretti e naturalmente San Massimiliano Kolbe.
Ma la nuova chiesa ha anche la caratteristica di aprire le sue porte ad una nuova piazza del Cintolese che si va naturalmente creando di fronte ad essa che avrà sempre le porte aperte per tutti come lo stesso Vescovo ha voluto sottolineare: «La porta, che abbiamo aperto solennemente, si apre nella piazza, quell'agorà dell'incontro amabile con gli altri, con tutti coloro che abitano il nostro territorio, e oltre. Certo la porta è aperta e deve rimanere spalancata a tutti, perché vi entrino credenti, diversamente credenti e non credenti, cercatori sinceri di verità, o forse solo incuriositi e desiderosi di conoscere la famiglia di Dio e la sua fede: una famiglia sempre incompleta che non può limitarsi alla cerchia di chi frequenta e viene a messa, una famiglia sempre in attesa di tutti coloro che ancora sono assenti. Per questo dalla porta il popolo di Dio, forgiato al fuoco dell'amore, deve uscire, come ci esorta Papa Francesco, per incontrare tutti e dire a tutti, con le parole e i gesti della fraternità, che "Nulla è impossibile a Dio" e che tutti vuole fare creature nuove, figli suoi che portano nel cuore cieli nuovi e terre nuove».
Dopo i segni di consacrazione della nuova casa del Signore, la celebrazione è proseguita con grande partecipazione dei presenti. Alla fine ha preso la parola don Francesco Gaddini che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito in vario modo alla realizzazione di questo "sogno", ricordando in modo particolare mons. De Vivo che ha sempre voluto la realizzazione di questa nuova realtà.
Il ringraziamento più grande è andato alla grande generosità della gente del Cintolese che ha sostenuto incessantemente, con ogni mezzo e con ogni sforzo, la realizzazione della nuova chiesa della loro grande Comunità. Gente di poche parole ma di grandi fatti, con un cuore grande come la loro nuova chiesa.
A rendere ancora più grande la festa, la lettura emozionante di don Gaddini, della lettera di risposta del Santo Padre all'invito che i ragazzi della parrocchia avevano formulato al Pontefice per averlo presente all'inaugurazione. Una bella lettera firmata di pugno dal Papa carica di incoraggiamenti e di comuni speranze, scritta con la schiettezza che lo contraddistingue. Anche il segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin, ha voluto esprimere la propria vicinanza e il proprio incoraggiamento alla comunità di Cintolese attraverso un telegramma inviato al Vescovo. È stata veramente una grande festa, una festa di persone che, forse anche inconsapevolmente, hanno donato una grande testimonianza di quella chiesa di "pietre vive", tanto amata da Papa Francesco.
(Marco Giorgetti)

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