Nello studio delle vicende sismiche abruzzesi del passato emerge l'interesse di un documento, le Visite Pastorali di Vincenzo Capece, immediatamente successivo al terremoto del 1706.
L'utilità di questa fonte archivistica, oltre alle conoscenze di carattere religiose e sociali, riguarda aspetti artistici, stato di conservazione dei fabbricati e qualità degli elementi accessori, fino alle tecniche costruttive e materiali usati: tali dati costituiscono un'eccezionale fonte d'informazione sugli edifici sacri che, rovinati dall'evento tellurico, nel breve volgere di pochi decenni sarebbero stati ricostruiti con forme totalmente nuove.
Se il terremoto, come è stato ormai riconosciuto, non fu l'unica causa della trasformazione del patrimonio edilizio religioso, ne segnò certamente l'avvio in diverse zone d'Abruzzo. Dalle pagine dei registri delle 'sacre visite' dell'Arcivescovo di Chieti, custoditi presso l'Archivio Arcivescovile, emerge la faticosa e al tempo stesso commovente opera di ricognizione che il pastore teatino porta avanti nelle sperdute parrocchie della diocesi.