La Pianta Ignaziana di Roma

H. S. Marthae, tunc mulierum paenitentium per fugium - Santa Marta il rifugio per le donne penitenti

La prostituzione era il male universale ai tempi di sant’Ignazio. Roma, che era abitata da 60.000 persone, contava circa 6.000 di queste donne, sebbene non fosse Roma la città più colpita da questa realtà. Ignazio mise tantissimo impegno creando una struttura nella quale le donne si impegnavano a non uscire;  le sposate soltanto rientrando a casa dal marito e le nubili a sposarsi o ad entrare in una casa religiosa. Questo asilo si distinse da quello degli apprendisti perché quest’ultimo ammetteva soltanto quelle che desideravano essere religiose.
Da: Vita Beati Patris Ignatii Loyolæ religionis Societatis Iesv fvndatoris ad vivvm expressa ex ea qvam. Antverpiae ; 1610.

Nel 1543 Sant’Ignazio istituisce, in un edificio a fianco alla chiesa di Santa Marta, nell’attuale piazza del Collegio Romano al civico 3, una casa dove alle prostituite veniva offerta la possibilità di cambiare vita.

L’aspetto più significativo di questa storia, che le fonti ci tramandano, è la pietas e il forte senso religioso di queste donne che si rifugiavano nella casa di Santa Marta; dove una volta lasciata la strada potevano scegliere o di sposarsi, o di avere un lavoro come domestiche, o di entrare in convento.

Sant’Ignazio mantenne sempre solo la direzione spirituale, una congregazione di laici ne curava l’amministrazione.

Nel 1545 Isabel Roser, già benefattrice di Sant’Ignazio a Barcellona, si occupò della direzione della Casa.

Dopo la morte di Sant’Ignazio, la Casa divenne un convento; nel 1560 il convento e la chiesa furono presi in carico dalle monache agostiniane.

Alcuni anni dopo l’istituzione della casa, l’adiacente chiesa di Santa Marta fu oggetto di lavori per volere del cardinale Federico Borromeo; fu rinnovata successivamente nel 1673, da Eleonora Boncompagni; nel 1696 vi furono altri importanti lavori di restauro opera dell’architetto Carlo Fontana. Nel 1872 monastero e chiesa furono confiscati dallo stato italiano. Il monastero oggi è sede del I Distretto di Polizia della città di Roma, mentre la chiesa – salvata da una radicale trasformazione negli anni 70 del novecento – è ora un centro polifunzionale di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (indicato con la lettera H. nella mappa).