Le chiese di Sant'Ignazio

Roma - Chiesa del Gesù.

Intorno alla seconda metà del XVI sec. Sant’Ignazio incaricò l’architetto fiorentino Nanni di Baccio Biggio di progettare una Chiesa per la Compagnia di Gesù. Nel 1554 anche il grande architetto Michelangelo progettò una Chiesa per la Compagnia, ma anche questo progetto rimase sulla carta.

Fu solo grazie all’interessamento del cardinale Alessandro Farnese che nel 1561, incaricò uno dei suoi architetti preferiti, Jacopo Barozzi, detto Il Vignola, di redigere un progetto per la chiesa.

La costruzione della Chiesa iniziò nel 1568; gli architetti gesuiti Giovanni Tristano e Giovanni de Rosis furono attivi collaboratori del Vignola nella direzione della chiesa.

La chiesa insiste sull’area dell’antica chiesa di Santa Maria della Strada, dove Sant’Ignazio, si recava per venerare l’immagine della Madonna.

All’interno dell’odierna chiesa del Gesù, vi è una cappella dedicata alla Madonna della Strada, dove si conserva l'affresco distaccato dal muro dell'altare maggiore dell'antica S. Maria della Strada con l’Immagine della Madonna venerata da Sant’ignazio.

Nel 1575 a chiudere il cantiere della Chiesa, dopo la morte del Vignola, fu l’architetto Giacomo Della Porta.

Il Della Porta era già stato incaricato dal Cardinale Farnese di progettare la facciata della Chiesa, in quanto quella proposta dal Vignola non gli era piaciuta.

La sobria facciata, con i volumi, le masse ed i giochi di luci ed ombre che anticipavano il Barocco, fu attentamente orientata verso le vie e la piazza circonstanti: essa si erge maestosa come un grande portale che invoglia i viandanti ad entrare.

Sant’Ignazio, che aveva fortemente desiderato questa chiesa non ne vide l’edificazione, fu consacrata infatti nel 1584, 28 anni dopo la sua morte.

Questa chiesa è stata molto importante nella storia dell’architettura, perché è stata presa a modello dall’architettura sacra di Roma per circa un secolo, modello questo che è stato esportato dai Gesuiti in tutta Europa, perché sia l’impianto planimetrico che la facciata traducevano perfettamente le esigenze di funzionalità liturgica e di solenne austerità canonizzate dal concilio di Trento.

La chiesa ha una pianta longitudinale con una sola navata coperta da una volta a botte, affiancata da tre cappelle per lato, il presbiterio è sormontato da una cupola, con tamburo ottagonale, all’incrocio del transetto, i cui bracci sono stati accorciati sino a trasformarsi in due cappelle.

Nella seconda metà del XVII sec. il pittore Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio affrescò la cupola, la volta e la semicalotta della tribuna. L'affresco centrale della volta della navata, il Trionfo del nome di Gesù, è dotato di uno straordinario effetto prospettico, che si può ammirare al meglio posizionandosi in un punto preciso del pavimento della navata contrassegnato dal monogramma «IHS».

Nel transetto (lato destro) vi è la Cappella dedicata a San Francesco Saverio, costruita su progetto di Pietro da Cortona, Il reliquiario d'argento conserva l'avambraccio destro del Santo, fatto distaccare dal corpo (venerato nella Chiesa di S. Paolo, a Goa, in India, ove S. Francesco Saverio operò a lungo) dal Generale della Compagnia P. Claudio Acquaviva nel 1614.

Nel transetto a sinistra dell’altare maggiore si trova la cappella dedicata a Sant’Ignazio, le cui spoglie sono custodite nell’altare in un urna di bronzo dorata, opera di Alessandro Algardi. Quattro gruppi scultorei circondano l'altare. Essi rappresentano: l'approvazione della Compagnia del Gesù, di Angelo de Rossi; il trionfo della Fede sull'Idolatria, di Jean-Baptiste Théodon; la canonizzazione di Ignazio, di Bernardino Cametti; la Religione che trionfa sull'Eresia, di Pierre Le Gros.

Sopra l’altare una grande tela, opera di Andrea Pozzo, che nel 1695 risultò essere vincitore di un pubblico concorso per ridisegnare l’altare. Il Pozzo rappresenta Sant’Ignazio, in alto, che riceve da Cristo risorto il vessillo con il monogramma del nome di Gesù e, in basso, su uno sfondo indefinito, due angeli dei quali, quello a sinistra regge il libro dei Vangeli aperto e quello a destra indica a quattro personaggi, simbolici dei quattro continenti conosciuti al tempo, il libro stesso. La tela in realtà è un sipario, che copre la nicchia con la statua di Sant’Ignazio. Ogni giorno intorno alle 17,30 la grande tela scende, con un complesso sistema di bilancieri, fino a scomparire del tutto, in un incavo appositamente progettato dal Pozzo, e alla vista di fedeli fra musiche inni sacri e luci appare una grande statua dorata del Santo. Una delle pochissime macchine barocche ancora oggi funzionati.  Nel complesso dunque tutto l’altare appare come una sorta di “teatro”, nel quale viene rappresentato lo sviluppo dell’itinerario di santità di Ignazio, e di quanti, seguendo la via indicata dagli Esercizi spirituali, vorranno imitarlo.