Le Monografie dei padri illustri

Pietro Angelo Secchi

Astronomo e geofisico. Nacque il 28 giugno 1818 a Reggio Emilia e morì il 26 febbraio 1878 a Roma dove entrò in Compagnia il 3 novembre 1833 e fu ordinato sacerdote il 12 settembre 1848, prese gli ultimi voti il 2 febbraio 1852 a Roma.

Studiò nel collegio di Reggio Emilia prima di entrare in Compagnia. Fece il noviziato frequentò il corso di lettere (1835-1837) e la filosofia (1837-1840) nel Collegio Romano deve ricevette l’influsso di Giovanni Battista Pianciani, professore di fisica, e di Francesco Del Vico, astronomo, che lo orientarono verso le scienze. Insegnò (1841-1848) matematica e fisica nel Collegio Illirico di Loreto e rientrò al Collegio Romano per la teologia (1844-1848).

Nel 1848 Secchi, già ordinato, terminò la teologia nel collegio di Stonyhurst (in Inghilterra). Nel 1849 fu al collegio di Georgetown, a Washington, dove iniziò i suoi studi in fisica. Durante questo breve esilio, si incontrò, grazie alle raccomandazioni dei suoi maestri, in special modo quelle di De Vico, con eminenti astronomi e scienziati con i quali mantenne rapporti per il resto della sua vita. Rientrato a Roma (1849) ed a causa della prematura morte di De Vico fu nominato professore di astronomia al Collegio Romano e direttore dell’osservatorio. Con il denaro ereditato dal suo assistente, Paolo Rosa, acquistò un moderno telescopio, in grado di realizzare diverse osservazioni. Solo in un secondo momento, grazie all’aiuto di Pio IX, fu costruito un osservatorio astronomico che fu posto sulla croce della chiesa di Sant’Ignazio, dove furono collocati i pesanti strumenti sui pilastri destinati a sostenere la cupola che non venne mai costruita.

Anche nei suoi lavori iniziali, sulle doppie stelle e le comete (ne scoprì tre nel 1852-1853), fu uno dei primi ad applicare lo spettroscopio all’astronomia. Analizzò più di quattromila stelle e fece un’importante scoperta per la quale sembra che queste possano ricondursi a pochi tipi di stelle spettrali, aprì le porte ad una parte dell’astrofisica moderna. Fu lui stesso a stabilire la sua fama nel campo della fisica solare, sono celebri le sue prime fotografie della corona del Sole, prese in Spagna durante l’eclisse del 1860, che provano come la corona era un fenomeno solare reale. Si distinse per l’osservazione delle macchie solari e soprattutto per i fenomeni cromosferici attraverso lo spettroscopio dei quali lasciò eccellenti disegni delle protuberanze e le spicule. Alcuni dei termini introdotti da Secchi si usano ancor oggi. Studiò una grande varietà di fenomeni geofisici, dal magnetismo terrestre alle correnti telluriche con l’intento di scoprire le interazioni possibili tra l’attività solare ed il campo magnetico terrestre, le aurore boreali ed altri fenomeni. Si interessò alla meteorologia ed organizzò una rete di osservazione per ricavare un quadro ordinato del tempo. Si considera il fondatore del servizio meteorologico italiano, il suo meteorografo, lo strumento che registra graficamente e simultaneamente i fenomeni atmosferici, gli valse la medaglia d’oro all’Esposizione di Parigi nel 1867. Per incarico di Pio IX misurò la base della rete geodetica sulla via Appia. Fu rappresentante per la Santa Sede, nella conferenza internazionale di Parigi (1875), per la definizione del metro. Per la sua originalità, l’importanza delle sue ricerche e dei risultati ottenuti è considerato tra i migliori e più geniali astronomi gesuiti ed occupa un posto importante anche tra i mondiali.

Opere: