Sulle orme del silenzio: il Vaso Sacro

L'archivio dell'Eremo: Padre Tiburzio da Venezia. La biblioteca dell'Eremo: Padre Filippo Palmieri da Barchi.

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Il 27 gennaio del 1607 Papa Paolo V concede il terreno per la costruzione del nuovo eremo nell'agro tuscolano, sopra Frascati, in cui si trovano attualmente l'Archivio e la Biblioteca. Con l’Eremo del Tuscolo nasce dunque la nuova Casa.

Tiburzio Calimani da Venezia

Dal manoscritto “Indice generale di tutte le scritture dell’Archivio tribunalizio compilato nell’anno MDCCLVI”, scritto dal padre Tiburzio Calimani da Venezia (1709-1774), così come in seguito dalle opere del padre Filippo Palmieri da Barchi (1762-1827) possiamo ricavare i primi dati per la descrizione della storia dell’Archivio e della Biblioteca.

Padre Tiburzio, che per diversi anni ricopre la carica di Procuratore Generale della Congregazione Montecoronese presso la Curia Romana, lavora a trascrizioni della documentazione archivistica della Congregazione Montecoronese, elaborando due notevoli Indici della stessa, uno del 1748 (riguardante tutte le Scritture dell'Archivio di Roma) e l'altro del 1756 (sulle Scritture dell'Archivio Tribunalizio). Il suo lavoro, iniziato nell'Eremo di S. Michele di Murano, si svolge prevalentemente all'Eremo di Rua e presso la Procura di Roma da dove negli anni ’60 si trasferisce e lavora a Frascati.

Così padre Tiburzio scrive introducendo lo scopo del suo lavoro: “Alle poche scritture che si conservano nell’Archivio del Tribunale in due cento trenta due anni dalla fondazione della Congregazione [Montecoronese], si è procurato dare qualche metodo distribuendola e dividendola nella miglior maniera possibile. Dagli indici particolari posti nel frontespizio di qualsiasi mazzo, e molto di più dal generale, si può rilevar, essere stata usata tutta la diligenza con non lieve fatica...”

Don Tiburzio vuole lasciare ai futuri archivisti l’eredità di saper ben riordinare il materiale in loro cura, e adottare lo stesso metodo per conservare le ‘scritture’, raccomandando anche agli ‘utenti’ la medesima cura riguardo al loro ordine e conservazione: “Finalmente sono pregati con tutto l’ossequio a compatire chi ha travagliato, e se ritrovassero errori, non avendo saputo far meglio. Vivano felici.”

Successivamente, in quanto nuova sede della Procura generale, nel 1850 confluirà nell’Archivio del Sacro Eremo Tuscolano l’Archivio della Procura generale di Roma (detta Ospizio).

Di seguito alla soppressione dell’Eremo di Monte Corona nel 1861, vi confluiranno anche i manoscritti del b. Paolo Giustiniani; l’Archivio del Venerabile Tribunale (comprendente anche gli Atti dei Capitoli generali della Congregazione); l’Archivio di Monte Corona (PG), e infine gli archivi più o meno completi di alcuni eremi italiani soppressi (Monte Giove, Fano, Todi, Avvocata, Grotte del Massaccio e altri).

Fin da quando – nel primo decennio del XVII secolo – nacque l’Eremo, fra gli Eremiti di Monte corona vi è sempre stata anche una Biblioteca, indispensabile per la 'lectio divina' quotidiana. Di questa biblioteca, però - probabilmente modesta, agli inizi -, è rimasta scarsa traccia. Senza dubbio il patrimonio librario, nel corso dei secoli, sarà andato accrescendosi. Ma le due soppressioni dell'Ottocento ne hanno causato la dispersione.

Gli inizi della biblioteca attuale vanno collocati alla fine dell'Ottocento. Gli eremiti non si dedicavano a lavori scientifici: i loro libri erano prevalentemente di carattere teologico e spirituale. Il patrimonio librario - conservato in un ambiente vicino alla sacrestia che poteva contenere non più di tre o quattromila volumi - era via via arricchito da donazioni.

 

Filippo Palmieri da Barchi

Don Filippo Palmieri da Barchi (1762-1827) dai primi anni dell’800 assunse il ruolo di storico dell’Eremo e si accinse inoltre alla trascrizione dei manoscritti del beato Paolo Giustiniani, resa necessaria dalla difficile comprensione non tanto della grafia del beato, quanto dalla grammatica e dalla sintassi da lui usata, il che rendeva la lettura dei suoi scritti praticamente impossibile per i monaci del tempo.

Don Filippo svolse anche attività di erudito e saggista su argomenti che vanno dalla geografia alla patrologia, dall'astronomia all'estetica, dalla lessicografia alla liturgia, dalla fisica alla storia monastica.

Per quanto riguarda la storia della Congregazione egli proseguì la “Continuazione della Storia Romualdina” di Don Benedetto Galassi da Macerata (1745 ca. -1803) con una serie di “Questioni storiche camaldolesi”; ordinò e commentò le “Memorie della nostra Congregazione interrotte, senza ordine, e non intere”, composte dal Padre D. Placido Perugino (? – m. 1600)

Dopo il Concilio Vaticano II fu inaugurata la nuova biblioteca nei locali in cui si trova tuttora, dove essa può comodamente contenere quanto è stato acquistato o anche donato negli ultimi cinquant'anni: libri fra i quali è da notare la presenza relativamente numerosa di opere nelle principali lingue europee.
Gli argomenti sono, per lo più, di carattere religioso.

Vale per la biblioteca tuscolana quanto si dice di altre piccole biblioteche monastiche: ci si meraviglia di quanto vi si trova e di quanto vi manca.