presentazione
La presenza di un archivio appare già nel primo Statuto dell'Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria datato intorno al 1629, in cui si dice che esso si trova nei locali della sagrestia ed è sottoposto alla custodia del segretario che si prende cura dei documenti, dopo di che, ci sono tre copie della chiave dell'archivio e sono, una per il segretario, una per i guardiani che la tengono a turni di tre mesi per uno ed una per il sollecitatore delle liti. Non si parla ancora di una figura di archivista che invece iniziamo a trovare negli statuti di qualche anno più tardi. Nei Privilegi e Statuti del 1672 si dice che "la conservazione delle scritture della nostra Archiconfraternita è assai necessaria per l'utilità di essa. Però statuimo che uno de' nostri fratelli vi sia archivista". Spesso l'archivista e il segretario sono la stessa persona o l'archivista è anche il procuratore delle liti. Tra i quesiti rivolti alla Confraternita durante la Sacra Visita Apostolica del 1824 (relazione conservata in Archivio Segreto Vaticano), uno richiede se vi è un archivio, da quale epoca inizia e se è ben tenuto, la risposta è "esiste un archivio. E' regolato da un confratello archivista e comincia dall'epoca dell'anno 1593". L'archivio nel XIX secolo, dopo ingenti lavori alla struttura della chiesa fu trasferito al piano superiore della sagrestia, nelle stanze in cui viveva il sacerdote di servizio alla chiesa e dove si trova attualmente collocato.
La documentazione abbraccia un arco temporale a partire dal 1593 fino ai giorni nostri. Infatti, nello stesso locale dell'archivio storico si trova anche l'archivio corrente. Ci sono dei buchi di documentazione dovuti soprattutto al periodo napoleonico in cui furono soppresse le confraternite ed i beni dell'arciconfraternita furono incamerati a favore dell'Ospedale di San Giovanni ed ancora più grave fu la distruzione ed il saccheggio della chiesa da parte delle truppe napoleoniche. Agli albori del XIX secolo i confratelli si ritrovarono senza una sede ed iniziarono a valutare diverse soluzioni per potersi riunire come quella di restaurare e ripristinare la loro Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. La chiesa fu ricostruita e riaprì nel 1817. Per un secolo l'attività della confraternita fu regolare seppur con alti e bassi dovuti alle leggi sulle opere pie ed ai diversi cambi di amministrazione. Anche la documentazione non è particolarmente ricca durante il XIX secolo, ci sono i registri dei decreti e dei verbali delle congregazioni generali, i vari statuti sia manoscritti che a stampa, qualche registro con gli elenchi dei fratelli, mentre la documentazione si arricchisce nel XX secolo soprattutto nella seconda metà. Nella prima metà del XX secolo dagli elenchi dei confratelli e dalle visite pastorali si evince che il numero dei confratelli non superava il centinaio. Fu con l'elezione alla carica di primicerio di Monsignor Antonio Maria Travia che l'Arciconfraternita ebbe una spinta sotto tutti i punti di vista. Egli fece dei nuovi restauri e sollecitò l'attività dei confratelli, sia dal punto di vista culturale che associativo, implementando le iniziative e gli incontri.
Attualmente l'archivio storico occupa circa 8-9 metri lineari di documentazione dal 1593 al 1970. La prima parte delle buste contiene registri restaurati ed in ottime condizioni, la seconda parte non è stata ancora restaurata, tuttavia è in buono stato di conservazione. Le buste sono collocate all'interno di armadi metallici chiusi a chiave e contengono i brevi e le bolle dei pontefici, i registri dei verbali e dei decreti, gli statuti ed i privilegi, i libri dei confratelli, i registri delle entrate e delle uscite, bilanci preventivi e consuntivi, la documentazione inerente all'attività amministrativa, di culto ed assistenziale, ed infine le memorie storiche sull'Arciconfraternita. L'archivio ha un responsabile designato dal consiglio direttivo ed è aperto al pubblico previo appuntamento da concordare.
Nome della sede
Chiesa di Santa Maria Odigitria dei Siciliani