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Camerino: architettura e cultura urbana

La XXX edizione del Seminario internazionale e del Premio si svolge in una modalità compatibile con il necessario distanziamento (piattaforma webex) ma non si ferma

Le città, sia grandi che piccole, sono piene di edifici e spazi inutilizzati, residui di epoche passate e di funzioni dismesse, che rappresentano un patrimonio giacente, obsoleto ma pronto per progetti di rinnovamento urbano fondato sui bisogni e sulle aspettative dei nuovi soggetti che animano la scena urbana. Si tratta di luoghi da reinventare secondo modelli economici e culturali che diano loro un nuovo senso e nuove prospettive per le comunità che li abita.
La città futura, frutto del cambiamento radicale in atto, dovrà essere sempre più basata su politiche sociali volte a valorizzare il capitale umano e ad innescare dinamiche virtuose di trasformazione di spazi indefiniti in luoghi vivi e di inclusione sociale, attraverso la promozione di processi collaborativi in cui tutti possono diventare protagonisti.
Innovazioni tecnologiche, infrastrutture digitali, nuovi sistemi di mobilità, spazi verdi e reti ecologiche, nuovi modi di abitare e di vivere la città sono le prospettive e i temi per progetti di architettura motivati e consapevoli dei valori in gioco.
Oggi, costretti dall'attuale emergenza sanitaria, possiamo solo auspicare che il futuro riservi un maggior grado di libertà e di uguaglianza sociale, ovvero una migliore qualità della vita sia individuale che pubblica.
La difesa dalle infezioni virali porta inevitabilmente ad una rarefazione dei rapporti sociali e, conseguentemente, ad una dilatazione degli spazi sia materiali che immateriali. Il fenomeno, già in atto, per la grande rivoluzione digitale degli ultimi decenni, favorisce il progredire di una oligarchia tecnicista che impone modelli di vita in rapida evoluzione, non più frutto di esperienze collettive sedimentate nel tempo.
In tale contesto si amplificano i privilegi e le diseguaglianze. Al fine di alleviare la grande divaricazione sociale che si prospetta e ridisegnare democraticamente la città, è auspicabile perseguire la politica dell'edilizia pubblica e popolare, per colpire la speculazione edilizia e la rendita fondiaria che hanno segnato duramente gli insediamenti degli ultimi cinquant'anni.
La dilatazione degli spazi, la rarefazione dei rapporti interpersonali dovuti alla irrefrenabile ascesa del mondo digitale, acuita dalla paura di infezioni da virus, presumibilmente porterà alla ricerca di isolamento di una certa quantità di popolazione urbana, con conseguente rioccupazione di piccole città, di borghi e territori rurali finora ritenuti marginali.
Il fenomeno offre l'occasione per una nuova politica territoriale, per troppo tempo disattesa, che ha prodotto, in passato, l'abbandono di aree pregiate e la disgregazione di intere comunità. Il programma dovrà tener conto della fragilità dei luoghi e non riprodurre lo sfruttamento indiscriminato delle risorse e lo spreco di suolo, come accaduto nelle aree metropolitane e negli agglomerati urbani cresciuti senza regola lungo le principali reti infrastrutturali.
L'obiettivo che si pone, quindi, è il risanamento dell'ambiente sia naturale che costruito e una ricerca architettonica che tenga conto delle preesistenze in un rapporto equilibrato di continuità e discontinuità, scevra di formalismi fuori scala e fuori contesto, in cui emergano i caratteri di un nuovo modo di abitare sano e adeguato alle necessità e ai desideri della società contemporanea.
L'argomento verrà trattato nei tre laboratori previsti dal Seminario:
- Spazi rigenerati
- Nuove forme dell'abitare
- Mobilità, verde e infrastrutture urbane 

Ecco come partecipare al Seminario e al Premio 

Il programma della manifestazione










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