Lo spazio liturgico della cattedrale di Bergamo attraverso i secoli

L’età moderna

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La visita di San Carlo Borromeo e una "unica" cattedrale

La visita apostolica di san Carlo Borromeo nella diocesi di Bergamo, compiuta nel 1575, rappresenta una sorta di punto privilegiato da cui osservare lo spazio liturgico della cattedrale di Bergamo alla luce dell’azione riformatrice del Concilio di Trento, che si era da poco concluso.
Al cardinale non sfuggì la lentezza con cui i lavori nella chiesa procedevano, tanto più urgenti in quanto l’altra cattedrale Questi ripresero solo a partire dalla fine Seicento per mano di Carlo Fontana, che apportò alcune modifiche all’edificio filaretiano dando vita alla cattedrale che ancora oggi possiamo ammirare. In essa – dopo la nuova intitolazione a sant’Alessandro – confluirono finalmente in maniera definitiva i due capitoli che per secoli avevano convissuto in città, dando vita ad un unico corpo capitolare.
Decisamente migliore fu il giudizio del Borromeo sulla vita spirituale della comunità bergamasca, alla quale lasciò prescrizioni e suggerimenti: vi spiccano il ruolo della preghiera e del culto delle reliquie dei santi per vivificare la fede e una concezione dell’arte come strumento per dialogare con i fedeli. Anche grazie a questi elementi la cattedrale di Bergamo si concretizza come luogo significativo per le celebrazioni liturgiche e l’annuncio della Parola di Dio.

 

La visita apostolica di san Carlo Borromeo

 

Bibliografia

FONTI

  • BIBLIOTECA CIVICA DI BERGAMO, Sez. Ottocento, Culto, Corpus Domini, fald. 260, Tit. XX, Fasc. VII, Fascetto 1, c. 6, miscellanea
 

Lentezza dei lavori

 
 

Nuova intitolazione a Sant'Alessandro

 
 

Reliquie dei santi

 
 

Arte come strumento per dialogare con i fedeli

 
 

Celebrazioni liturgiche