Per oltre un secolo è rimasto custodito con cura, quasi in silenzio, tra i beni delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. Oggi l'Erbario di Reggio Emilia riemerge come una testimonianza scientifica, didattica e storica di particolare fascino: 1.499 esemplari botanici, accompagnati da quattro quaderni descrittivi, con raccolte datate tra il 1880 e il 1901.
Utilizzato originariamente come sussidio didattico nell'Istituto "San Vincenzo de' Paoli" di Reggio Emilia, l'Erbario fu successivamente trasferito a Ferrara, dove venne conservato per decenni in un luogo riservato della Casa provinciale. Il suo ritrovamento, avvenuto nel corso delle attività di ricognizione e riordino del patrimonio della Congregazione, ha segnato l'inizio di una nuova storia.
L'interesse suscitato dalla varietà, dalla completezza e dall'insolitamente buono stato di conservazione della collezione ha portato a coinvolgere la Federazione Erboristi Italiani e il Museo Erbario dell'Università Sapienza di Roma, avviando un percorso scientifico di studio, restauro e valorizzazione che si è concluso nell'ottobre del 2025. Ma proprio mentre l'Erbario iniziava a raccontare la propria storia, restava irrisolta la domanda forse più affascinante: chi aveva raccolto, classificato e preparato quei quasi millecinquecento esemplari più di un secolo prima?
Da questa storia, dalle risposte che le ricerche condotte hanno già consentito di dare a molti degli interrogativi emersi e dalle questioni che restano ancora aperte, nasce il Convegno "L'Erbario di Reggio Emilia e i suoi segreti", in programma l'8 novembre 2026 a Roma, presso la Curia Generalizia delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret.
Nel corso dell'incontro, che vedrà la partecipazione di studiosi e docenti di particolare competenza, le acquisizioni già raggiunte saranno illustrate e approfondite con dovizia di particolari, mentre botanica, studio storico-scientifico degli erbari e ricerca archivistica si intrecceranno per ricostruire quanto oggi sappiamo dell'Erbario e per avvicinarci ancora un poco a ciò che esso continua, ostinatamente, a custodire.