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Parole che dividono, Memorie che uniscono.

Laboratori di dialogo tra documenti, libri e arte.

Archivio storico diocesano (Brescia), Biblioteca Diocesana Luciano Monari (Brescia), Museo diocesano (Brescia), 10/11/2026

Dopo la giornata di studi inaugurale del progetto MAB "Parole che dividono, Memorie che uniscono. Laboratori di dialogo tra documenti, libri e arte", che ha rappresentato il primo appuntamento della nuova edizione del Progetto Diocesano Integrato, sostenuto dalla Diocesi di Brescia e realizzato anche grazie al contributo dei fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica (vedi qui), i tre istituti hanno continuato confrontarsi con due temi sociali e culturali particolarmente discussi: l'hate speech, assunto come punto di osservazione sui linguaggi dell'odio, e la cancel culture, a partire dai dibattiti sulla contestazione e sulla rimozione di testimonianze, simboli e figure del passato dallo spazio pubblico.

Il lavoro svolto ha portato alla realizzazione di un percorso che declina questi interrogativi in modo diverso, tenendo conto della specificità dei documenti, dei libri e delle opere d'arte presentati. Le scelte compiute dai tre istituti nascono dal patrimonio che custodiscono e valorizzano e dal rapporto con la tradizione artistica del territorio. Le fonti archivistiche, le raccolte librarie e le opere d'arte costituiscono il punto di partenza per porre domande specifiche e riflettere sulla responsabilità dei luoghi della cultura.

L'Archivio si confronta con una fonte storica nella quale convivono esperienze di sofferenza, gesti di solidarietà e parole segnate dalla propaganda fascista, dal nazionalismo e dall'odio verso il nemico: Il Giornale di prigionia raccolto da padre Giacomo Pifferetti. La sfida consiste nel custodire immagini e parole oggi poco apprezzabili e contestualizzarle: non per giustificarle, ma per comprendere come siano state prodotte.

La Biblioteca ricostruisce la nascita e lo sviluppo dell'evoluzionismo a partire da un nucleo particolarmente significativo del proprio patrimonio librario: opere di Darwin, edizioni storiche e traduzioni italiane, insieme ai libri coevi che ne accompagnarono la diffusione, la ricezione e la contestazione. Qui il conflitto nasce soprattutto tra teorie scientifiche, convinzioni religiose, interpretazioni filosofiche e linguaggi polemici. La Biblioteca non cancella i libri contestati, ma li mette a disposizione e ne ricostruisce il contesto, affinché il dissenso possa essere distinto dalla censura e la critica dalla delegittimazione dell'avversario.

Il Museo, infine, propone una diversa declinazione del tema. Nel ciclo Apparuit Homo, Fabio Maria Linari rielabora in nuove opere le immagini dei dipinti rinascimentali di Moretto e Romanino attraverso il graffio, la deformazione e la cancellazione dei connotati. In questo caso cancellare non significa necessariamente eliminare: può significare riscrivere, scavare nella superficie delle immagini e far emergere nuovi significati.

Archivio, Biblioteca e Museo seguono dunque strade differenti, ma condividono una medesima responsabilità: rendere accessibile e comprensibile il patrimonio, anche quando suscita disagio o interpretazioni contrastanti, senza ridurre il passato a un giudizio sommario né confondere la comprensione con la giustificazione. Il patrimonio non è soltanto qualcosa da conservare. È uno spazio nel quale una comunità può riconoscere le proprie fratture, discutere interpretazioni diverse e trovare occasioni di conoscenza anche nelle memorie difficili e nelle riletture della tradizione.

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