Il progetto "Face 2 Face", pensato dall'Ufficio Cultura della Diocesi di Tivoli e di Palestrina, è stato voluto per valorizzare l'importante patrimonio culturale ecclesiastico custodito presso il Museo Prenestino d'Arte Sacra di Palestrina. Un patrimonio culturale significativo sia in termini numerici che per la storia che ogni pezzo della collezione porta con sé nei confronti del territorio e della storia religiosa della Diocesi. La richiesta ad alcuni artisti contemporanei locali di dialogare con questo patrimonio ha fatto nascere una rete di relazioni sociali tra attori della cultura sul territorio e la Chiesa che li invita "a mettere il loro talento al servizio della bellezza e della verità" (Messaggio del Santo Padre Paolo VI agli artisti – 8 dicembre 1965).
Gli artisti coinvolti per questa prima edizione si sono immersi liberamente nello spazio del Museo, nell'intimità del Museo Diocesano per scegliere un'opera con la quale instaurare una relazione, un dialogo tra una loro creazione "in situ" e un'opera "classica" o "antica" esposta nella collezione permanente dell'ente culturale. Per un mese si riscoprirà quindi un manufatto artistico forse nascosto, sconosciuto o meno valorizzato rispetto ai pezzi "forti" della collezione del Museo e si confronteranno due opere distinte ma complementari. Un'esperienza che propone una nuova visione dell'arte e la possibilità di una riflessione personale o in compagnia dell'artista, che spiegherà la sua scelta e porrà il visitatore di fronte ad una nuova visione del Museo e alla necessità di rendere questo luogo sempre più vivo, sempre nuovo, sempre contemporaneo… e aperto a tutti.
Da questa esperienza, che verrà riproposta anche nei prossimi anni, si auspica una vera comunicazione tra diverse epoche, diversi modi di approcciarsi all'arte e diverse tecniche artistiche senza mai dimenticare che "ogni forma autentica d'arte è, a suo modo, una via d'accesso alla realtà più profonda dell'uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all'orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta. Ecco perché la pienezza evangelica della verità non poteva non suscitare fin dall'inizio l'interesse degli artisti, sensibili per loro natura a tutte le manifestazioni dell'intima bellezza della realtà" (Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti – 4 aprile 1999).
Il primo artista ad avere risposto all'invito è Italo Carrarini che proporrà un intervento a forma di "Menabò": termine che nel contesto editoriale e grafico indica il modello, la bozza o lo schema di impaginazione di una pubblicazione prima della stampa definitiva. L'intervento, concettualmente opposto al normale processo tipografico trattandosi di trasposizione a "bozza" di stampato preesistente, sarà costituito di 13 elementi, ognuno dei quali collocato nel corrispondente spazio visitato in chiave di "prototipazione dell'appena visto nel qui presente", secondo una struttura tabellare conforme allo schema predefinito.