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Agata santa

Storia, Arte, Devozione

Catania, 27/11/2019

Partendo da una breve descrizione delle origini di Catania e facendo particolare riferimento ai primi indizi di una presenza cristiana nella città, si passerà alla narrazione della vita della martire Agata, con riferimento ai documenti storici più antichi e alla tradizione popolare riguardante i fatti notevoli della vita e del martirio della Santa. Si potrà così constatare come il culto agatino si è diffuso non soltanto nel territorio etneo ma in tutta l'Europa, radicandosi almeno a partire dal VI secolo nell'intera Chiesa universale, anche grazie alle innumerevoli opere degli artisti più famosi nel campo della pittura, della scultura, dell'oreficeria ed altro. A partire dalla descrizione del Reliquiaio a busto di Sant'Agata, opera durante il papato avignonese (1376), e della cassa reliquiaria, fatta da maestri argentieri locali del XV secolo, che custodisce vari reliquiari antropomorfi alcuni dei quali coevi, sarà possibile constatare come questi oggetti d'arte contenenti parti insigni del corpo di Sant'Agata sono tuttora venerati da una moltitudine di fedeli. Questi, specialmente nei giorni della festa annuale intendono onorare con la loro presenza assidua e devota, anche attraverso manifestazioni «parossistiche», la giovane martire di Catania, da sempre riconosciuta baluardo contro le continue e molteplici minacce distruttive del vulcano Etna. Così particolarmente il fercolo e le candelore hanno assunto da almeno cinque secoli il ruolo di «veicoli» portatori e moltiplicatori del culto popolare della Santa attraverso un itinerario che, snodandosi lungo le vie cittadine, propone alle migliaia di devoti convenuti da ogni parte non solo della Sicilia, un cammino interiore per rinvigorire la propria fede cristiana.


A cura di  Carmelo Signorello

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